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L’Ordine Biologico
Giotto di Bondone - Cielo Stellato - Cappella Degli Scrovegni
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Amerei, innanzitutto, se possibile, tentare una definizione riguardo un principio di scienza alchemica, applicata alla clinica medica. Vale a
dire: che modello biologico valuta, l’alchimista, qualora designi il corpo umano come soggetto sperimentale del proprio lavoro?
Che concetto ha della fisiologia costante, del principio di salute e malattia, delle dinamiche chimico-fisiche che determinano quel fuoco di animazione che, all’essere umano, dona la vita?
Conosciamo tante aberrazioni cliniche (citate, con disprezzo, anche da Canceliet) – tipo ritenzioni di materia biologica di scarto (deiezioni), ingestioni delle stesse, ri-assimilazione di fecce recrementizie, assurde mescole escretive (cocktail degli asini) e via discorrendo.

Ciò, mi pare, va drasticamente separato dall’apporto che da più di due secoli la pratica omeopatica opera in vivo nella sperimentazione
dei principi attivi presenti in natura (nosodi compresi).
Va altresì esclusa un’altra definizione aberrante: e cioè, che il corpo stesso dell’alchimista sia il campo sperimentale dell’indagine chimico-filosofica.
E’ diffusa l’opinione, spregevole, che il laboratorio sia il corpo dell’alchimista. Il buon senso, certamente, nega tutto questo.
Oppure il caso dei lunghi digiunatori. Testimonianze autorevoli dimostrano la quota compensativa, in termini metabolici, prodotta dall’organismo in stato di carenza della sostanza nucleo-proteica.
L’assenza, radicale, di fattori proteici non arrestava la produzione di tali molecole costitutive. Il principio di omeostasi, di norma, è la chiave dell’arcano.
Il corpo umano tende a rendere forze equivalenti in richiamo al fattore di carenza.
M.M. Junius ci informa sulla conversione del cloruro di sodio in potassio. D’altronde, gli operai (soggetti di tale osservazione),
disponevano solo di un comune sale in pillole.
Il corpo, quindi, elaborava un complesso sistema di coordinazione volta al reperimento di ciò che nell’ambiente poteva essere assimilato, trasformando sale in potassio.
Tutto ciò acquista una valenza anomala quando, il digiunatore, si nutre solo di agenti atmosferici.
P.s.: a tal proposito, vale la pena ricordare, di sfuggita, come Fulcanelli interpretava l’emissione solare (astro freddo) in relazione agli agenti fisici presenti sulla terra.
Amerei, per quanto possibile, una Vostra stima in tale riguardo.
La Forza Maggiore
Alberto Burri - Ferro, 1959 - (Ferro su Tela)
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L'alchimia non è una scienza filosofica, una discplina ermetica, una strada iniziatica, un quadro allegorico, un fenomeno di laboratorio, un'empiria iatrochimica, una scolpitura fenomenica, una pietra
trasmutata, un elisir di lunga vita, una cosmogonia ribaltata, un collettore per l'immortalità.
Al contrario, pur contenendo tali fermenti didattici, l'alchimia va ben oltre.
L'alchimia è il nostro calibro della natura, ovverosia il piccolo fuoco delle dosi e delle misure: quello strumento mediato dallo Spirito Universale per manifestare se stesso in termini di applicazione empirica e positiva di quelle faccende fisico-chimiche che allestiscono il mondo.
Spirito, fisica, chimica, biologia, processo di animazione, qualità di coesione e consolidamento - sono tutti sinonimi di una forza maggiore - infallibile ed eterna - che
genera l'universo. E l'alchimia indaga, per definizione, esattamente questo.
Allora, cos'è l'Universo? Perché esiste? Questa domanda, si sappia, è la parabola degli asini. Perché solo un asino può procedere in questo senso. Ad un asino si affida un compito e lui lo esegue.
Gli si chiede di ruotare su se stesso, e lui lo farà. Gli si pone la questione di cos'è l'universo e lui risponderà. Ma l'asino, a chi ubbidisce? Certamente all'uomo - responsabile delle proprie azioni.
Quindi, si sappia, l'alchimista dichiarerà - cos'è l'universo - solo in termini di reazione rispetto ad uno stimolo sensibile.
Proprio per questo, l'alchimia indaga esclusivamente le reazioni del soggetto del trattamento. Cosa sia poi quel soggetto, a nessuno è dato saperlo.
Alberto Burri - Cretto Nero e Oro
All'alchimista, sapere cosa sia una cosa, apparirà irriverente.
Egli sarà, al contrario, affascinato clinicamente dal comportamento di quella cosa nel momento esatto in cui pone su di essa la propria stima e
analisi. Nel momento in cui ne valuterà tutti i sistemi di relazione.
In questo modo egli sarà nevralgicamente nel centro esatto del processo universale di creazione. Perché la creazione, come la vita, è un'azione in perenne stato di sviluppo.
Una cosa ferma è una cosa morta, si rifletta su questo. Una sorta di dinamismo trascendentale accende le cose vive - e le ricolma di significato.
Per mezzo di una specifica sollecitazione, in natura, tutto acquista vita, anche la cosa morta. Morta è la pietra estratta dalla miniera, ad esempio, ma trattata a dovere essa risplenderà nuovamente di bellezza e verità essenziale.
Ma bisogna essere vivi per dare vita, altrimenti ciò che è morto resterà morto. Il regno dei vivi avrà vita, si sappia, cosicché
l'alchimista imporrà la propria scienza a dispetto degli scettici che cercano la morte.
Chi cerca la morte impasterà solo melma, creando il fantoccio della negazione e imponendo ad esso la propria falsa ragione didattica.
Tale è il destino, nell'arte, dei falsi artisti dai quali il mondo farebbe certamente a meno.
Per non andare toppo lontano, per parlare a tutti - si valuti un'opera d'arte nella sua essenza. Per fare ciò la si spogli di contenuti e allegorie. Si valuti la stesura materica che la definisce.
Cioè il modo col quale l'artista tratta la materia. Sia una traccia d'acquerello, sia una massa di materiali stesi su un piano di elaborazione (tela, tavola, supporto metallico, e altro).
Si valuti il rapporto di corroborazione tra la mano dell'arte e il divenire della materia.
Il fuoco del genio muove la materia, la fa girare, la ravviva, la rincrudisce, la cede e la ricolma.
Alberto Burri. Nero e oro
Riconsegna quella vita che - quando fu estratta dalla minera e dalla terra - perse inesorabilmente per mano del primo uomo.
Nota in Calce

A tale rigurado, cioè del trattamento della materia, si è voluta estrarre l'opera del maestro Alberto Burri.
Egli dimostrò, per mezzo di un'arte impeccabile, quanto la materia non sia morta per l'artista.
Al contrario, di quanto la vita alligni nelle mani di chi ne conosce origine e destino.
Alberto Burri
La Predazione Chimica
Tintoretto - Jacopo Comin (Robusti) 1518/1594 - Studio per Venere, Marte e Vulcano -
Staatliche Museen, Berlino
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Tutto ciò che abbiamo finora detto, ci teniamo a ribadire, spiega qualcosa solo a chi sa qualcosa. Purtroppo dice poco ha chi sa poco. Di norma, la salvaguardia della dottrina sacra impone una forma di
didattica trasversale che agisce puntellando i confini dell'azione simbolica e così facendo la definisce in maniera grezza. Ciò che lo studioso dell'Arte dichiara in sede didattica - e cioè, in forma divulgativa - è una sgrossatura della Prima Materia*.
* Ad essa, di norma, vanno ad aggiungersi micro-sequenze descrittive (dettagli anatomici dell'Opera). Colti singolarmente, tali dettagli, appaiono del tutto decontestualizzati, vuoti semantici a tutti gli effetti. Ma nella costruzione generale del trattato, però, riacquistano un sostanziale potere di coesione. L'alta coesione sensibile è la nostra Chiave Maestra - volta al decriptaggio del testo alchemico. Tutto ciò, per forza di cose, produce un nutrimento essenziale per lo studioso.
La materia alchemica è riconoscibile per mezzo di un curioso svincolo, d'altezza imponderabile, che agisce sorvolando le meccaniche terrigeno-celesti. In fondo lo scavo semantico che l'artista pone in
essere - concerne materia celeste, per così dire - commista agli agenti chimico fisici che costituiscono la ristretta area vincolata dalla materia. Infatti, si sappia, la materia è una forma sensibile di contrazione. Tale contrazione sacrificale, infatti, decontrae se medesima quando l'agente vitale pone uno stimolo coerente.
Al contrario, qualora non vi sia coerenza nel soggetto del trattamento (qualora la materia sia chimicamente scomposta), tale decontrazione produce un cedimento delle forze attive. Le stesse forze capitolano al cospetto dell'energia libera, cioè allo stato caotico - stimolo questo indifferenziato, volto alla sola progressione delle dinamiche ambientali.*
* E' bene ricordare che la natura, così come il mondo, procede a dispetto delle necessità dei singoli. All'uomo è data, nei limiti del possibile, la facoltà di arrestare la ruota del tempo individuale - e tutto ciò - di norma - in forma parziale, raramente in
termini definitivi. Tutto ciò agli occhi del neofita appare una forma di cinismo universale, ci viene da dire, ma in realtà l'incalzo dell'incedere del divenire, e cioè le nostre progressioni temporali - organizzano e applicano le coordinate ambientali seguendo quegli ordini strutturali che il consorzio umano stesso, in termini pregressi, stabilì di rispettare nel corso delle relative epoche storiche.
Più semplicemente, ciò che accade oggi, allo studioso dell'Arte appare emendamento e correzione della spinta costruttiva avviata ieri o addirittura l'altro ieri. Tutto ciò spiega l'impotenza dell'uomo davanti ad eventi collettivi apparentemente insostenibili. In realtà essi sono in corso d'opera, sulla dura strada dell'integrazione.
Determinato ciò, la materia cede il campo a tutte quelle forme di predazione chimico-energetiche - poco auspicabili - che conducono, si potrebbe dire, nelle terre di nessuno. Purtroppo, tali terre animano svariati indirizzi fallaci che l'uomo talvolta interpreta come forze alternative alle vie determinate dalla natura. Con ciò, l'insuccesso è garantito e alcune volte il pentimento non è nemmeno sufficiente. Il confine formale (corpo cognitivo) dell'essere, travalicato dall'onda caotica, deborda nel mare dell'ignoto e là si perde per sempre.
L'Alchimia, per la propria vocazione intrinseca all'estensione del significato, va definita come sistema aperto. Tanta è l'estensione, che forzatamente i sistemi vengono liberati. Questa è un'altra chiave che porgiamo allo studioso dell'Arte. Tanta è l'area operativa del trattamento, che il dettaglio sfugge o appare indefinibile.

Come gli antichi scalpellini ricavavano una sagoma definita da un blocco informe di pietra per far sì che l'Artista scolpisse la materia grezza e gli desse vita: allo stesso modo l'alchimista avvia l'opera comune sgrossando il solido.
In realtà tutto ciò che è criptico, nelle scienze ermetiche - non può considerarsi un'esclusiva azione volta al nascondimento, affatto: ma rappresenta, al contrario, un limite operativo rivolto in termini di questione generale nell'alvo delle scienze operative.*
* Vanno ricordate, però, alcune eccezioni, come nel caso di alcune operazioni brevi, per via secca. Esse, di norma, presentano rischi maggiori, se non altro nell'immediato. Sta all'artista valutare l'intendimento sotteso del filosofo.
Ci si chiede chi non abbia limiti in questo mondo. Tale domanda muove ogni azione dell'uomo, dato che ogni limite è struttura. Strutturare se stessi, in fondo, è sagomare i limiti del proprio recinto
sacro accendendoli di significato. E questo significato, infine, diviene per mezzo dell'Arte formula chimico-filosofica.
Ogni studioso deve agire sviluppando una base operativa propria, ecco perché gli antichi filosofici chimici hanno occultato le norme chemio-sintattiche, mostrando solo le linee generali dell'opera. L'immersione filosofica è un fatto proprio, semplicemente perché avviene per mezzo di una confezione individuale non soggetta ad imitazione. Ogni filosofo rappresenta, potremmo dire acrobaticamente - una definita singola specie volta a determinare egli stesso e nessun'altro.
Il confronto, padre della verifica, a questo punto potrà avvenire in seno al cenacolo didattico dei filosofi. Ognuno della propria specie, ma tutti parleranno la lingua medesima. A questo punto nascono gli elementi di rapporto comune tra studiosi dell'Arte.
Ma su cosa si fondano, tali presupposti?
La risposta è, per così dire, nel canto chimico della materia. La materia trattata dall'uomo è vincolata, con grande evidenza - a delle coordinate presenti nel sacro respiro della natura.
Tale vigore pneumatico, forza di animazione dello scenario umano, realizza quel potere intrinseco e costruttivo indefettibile, lo stesso che permette ad ogni elemento presente in natura di realizzarsi in maniera tanto sublime.
Sorta di filigrana universale, presiede le regole costruttive che definiscono gli esseri tutti presenti in natura.

Tale, infatti, è l'azione temporale del Mercurio Filosofico.
Il Tempo Costante
..... Andrea Mantegna - Presentazione al Tempio, 1460 - Temp. su tela .....
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Ogni via iniziatica, scienze alchemiche comprese, è indirizzata alla forzata emersione della materia vile. Stiamo parlando del nostro miracoloso attingimento da quella misteriosa piattaforma
comune entro la quale il genere umano persiste nel complesso atto definito, nel linguaggio tradizionale, Ignota Sopravvivenza.
Perché l'essere umano, curiosamente, esiste senza concepire in modo diretto l'esistenza. Né potendo definire, in termini conclusivi, l'esistenza stessa. La realtà è lo scoglio filosofico per eccellenza. Nei trascorsi millenni, infatti, i sistemi filosofici hanno registrato limiti significativi. Religioni, apparati dottrinali, dogmi laici - man mano scivolano nell'incompatibilità con le ragioni umane.
Tale piattaforma comune, in tutti i casi, è il terreno d'elaborazione dello studioso. Da più parti ci si chiede da dove inizi l'alchimia. Quali siano i mattoni costitutivi della nostra scienza. Dove vada, infine, a fissare l'attenzione l'operatore, visto che la materia trattata in laboratorio, pur restando materia ordinaria in termini d'applicazione, in senso generale - non è la stessa materia.
D'altronde nessun alchimista ha mai rivelato questo. Cioè, l'origine
primitiva del corpo solido. In poche parole, la fonte costitutiva intima ed intrinseca della materia stessa. Quell'elemento sconosciuto, quindi, che determina la formulazione definitiva di un qualsiasi substrato che - strutturandosi, sostanziandosi - coordina e anima la vita solida. Infatti qui è l'arcano maggiore del ricercatore. Ad esempio, estrarre lo spirito da un principio attivo non spiega come tale spirito sia finito lì. Attribuire ad un grande demiurgo la benigna inoculazione di questo, non porterà assai lontano.
Si rifletta con attenzione. Tutto ciò fa pensare che avvenga una formidabile azione coordinata, che ha per centro un dato calore percettivo proiettato in uno specifico modo. Non certo indichiamo la nozione percettiva come la si intende in termini ordinari (nelle neuroscienze cognitive, ad esempio) ma in ben altro modo. In fondo, è risaputo, all'uomo è concessa la facoltà di sollecitare la materia in seno alla sacra scienza della natura. Scorrendo le tavole di questa pagina elettronica, si è ampliamente trattato l'argomento, quindi non andremo oltre.
L'alchimia, ricordiamolo, è per chi ama la ricerca e non s'illude. Nulla verrà dato, nell'Opera Magna, senza pagare un dazio: tale dazio è il
tempo costante, bene più prezioso dell'uomo.
A tal proposito, vogliamo ricordare come l'eccessiva semplificazione dottrinale produca danni significativi. I più ingenui ritengono, dispettosamente, che l'alchimia sia un'azione psicodinamica vincolata a dei piani immaginifici. Che l'alchimista, quindi, sprofondato nella grande poltrona del suo gabinetto filosofico, nel centro esatto di una monumentale biblioteca ermetica - strologhi e disserti sull'origine della materia e converta tali riflessioni in formule chimiche.
O che agisca proiettando se stesso nella materia, al fine di trasmutare se stesso. In effetti, è ricorrente l'idea che l'alchimista voglia trasmutare se stesso. Questo è spiegato dall'attecchimento di paradigmi grotteschi vincolati alla figura dell'operatore alchemico. Trasmutare se stessi, in alchimia, non significa nulla. Si navighi nel web e si leggano le opinioni di studiosi di varia estrazione. Due terzi appaiono convinti assertori della trasmutazione di se stessi. O addirittura assertori della trasmutazione del corpo fisico stesso. Come già avemmo modo di dire, se così fosse, tutti gli alchimisti sarebbero morti un minuto dopo aver iniziato l'opera.
D'altronde nulla si ottiene a buon mercato, in special modo supponendo di manipolare - cosa di gran moda in questa epoca. Di manipolare, si diceva, quelle correnti energetiche entro le quali gli esseri tutti sono immersi. Questi Fuochi Liturgici danno la sensazione di agire, ma per l'occhio vigile dello studioso saranno tiepide apparenze.
Ci si rivolga quindi con passione e arguzia al nostro Sole Notturno, fuoco stellato che spontaneamente irradia la tenebra,
affinché ogni cosa torni al suo posto.
........ Andrea Mantegna - Presentazione al Tempio - Staatliche Museen, Berlino ......
La Prima Veggenza


....... Basilio Valentino - Prima Chiave - Le Dodici Chiavi della Filosofia ......
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La chiarezza, si sappia, è la nostra Pietra dei Veggenti. Senza chiarezza, purtroppo, non ci sarà nessuna strada da battere. La lungimiranza invece, più semplice, è il passo primo verso le rivelazioni allegoriche, attive nel campo della sovversione chimica degli elementi. In un certo senso, senza tale requisito preliminare - una comune visione fisica della materia apparirà statica. Al contrario, la scienza della veggenza chimica permetterà una valutazione del tutto reale in seno alla vita segreta della materia. Morta che sia, la materia avrà sempre un suo ruolo e un suo spazio. Tale è lo scenario nel quale lo studioso dovrà operare.
Facendo chiarezza, si potranno vedere i corpi fisici nel loro immutabile divenire. Immutabili perché sempre della propria natura rimarranno - in divenire perché la materia è perennemente in itinere. In tale contesto un particolare bagliore primitivo annuncerà al ricercatore l'approdo definitivo.
Una di queste chiavi magiche è l'Alchimia. Basilio Valentino di chiavi ce ne annunciò dodici, chiudendo la ruota del divenire. Entro questo circolo è presente quel prezioso dono della conoscenza, al quale ci rivolgeremo con la nostra deferente accoglienza.
A questa Prima Chiave, tradotta da Paolo Lucarelli - sono state aggiunte delle note didascaliche, molto brevi, che si spera possano essere d'incoraggiamento per lo studioso dell'Arte.

Le Dodici Chiavi Della Filosofia,
di Frate Basilio Valentino
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Amico mio, sappi che le cose impure e sporche non convengono alla nostra Opera, che non riceverebbe nessun aiuto dalla loro lebbra. Ora, il buone è impedito dall'impuro.
Ogni mercanzia estratta dalla miniera e posta in vendita vale il suo prezzo, ma se è falsificata diventa impropria. Infatti è alterata con un falso splendore e non è più adatta come prima alla stessa opera.
Come il medico con le sue medicine purga e netta l'interno del corpo, da cui caccia il sudiciume, così i nostri corpi devono essere lavati e purgati da ogni impurezza, perché possa essere raggiunta la perfezione nella nostra generazione.
I nostri Maestri cercano un corpo puro e senza macchia, che non sia alterato da nessuna sporcizia o dalla mescolanza con altro. L'aggiunta di cose estranee infatti è la lebbra dei nostri metalli.
Il diadema del re sia d'oro puro e la casta fidanzata gli sia unita in matrimonio.

Per cui, se vuoi lavorare con i nostri corpi, prendi l'avido Lupo grigio che dall'esame del nome risulta assoggettato al bellicoso Marte, ma
per razza di nascita è figlio del vecchio Saturno, e che nelle valli e nei monti del mondo è in preda alla fame più violenta. Getta a questo Lupo il corpo del Re perché ne riceva il suo nutrimento.
Quando avrà divorato il Re, fai un gran fuoco e gettavi il Lupo per consumarlo interamente e allora il Re sarà liberato.
Quando questo sarà stato fatto tre volte, allora il Leone avrà trionfato del Lupo, e questi non troverà più nulla da mangiare in quello. Così il nostro corpo è buono per l'inizio della nostra Opera. E sappi che questa è l'unica via diretta e vera per i nostri corpi che bisogna purgare.
Perché il Leone si purifica con il sangue del Lupo e dalla tintura di questo sangue si ricrea meravigliosamente la tintura del Leone, dato che il sangue di entrambi è unito reciprocamente da una certa affinità di parentela.

Quando il Leone si è saziato, il suo spirito è diventato più forte di prima, gli occhi, equivalenti al Sole, brillano di grande splendore e soprattutto la sua natura interiore è più forte ed è utile per tutto ciò
che viene cercato.
Quando sarà stato preparato in questo modo, gli verranno rese grazie dai figli dell'uomo tormentati dall'epilessia e dalle più gravi affezioni.
Questi dieci uomini lebbrosi lo seguono e desiderano bere il suo sangue e la sua anima, e tutti quelli che sono colpiti dalla malattia gioiscono profondamente nel suo spirito.
Chiunque beve da questa fontana d'oro prova il rinnovamento della propria natura, la soppressione del male, il conforto del sangue, il consolidamento del cuore e la perfetta salute di tutte le parti del corpo, sia internamente che esteriormente.
Essa infatti apre i nervi e i pori perché la malattia possa essere scacciata e rimpiazzata tranquillamente dalla salute.
Ma, amico mio, bada diligentemente che la fontana di vita sia pura e chiara. Nessuna acqua estranea deve essere mescolata alla nostra sorgente, perché non ne derivi un aborto e non nasca il serpente dal pesce salutare.

Inoltre, se il nostro corpo è stato dissolto con l'aggiunta di qualche acidità intermedia, fa' che ogni corrosivo sia eliminato. Nessuna acidità è utile per combattere le malattie interne, perchè penetra con violenta distruzione e così genera ancora più malattie. La nostra fontana sia senza veleno, sebbene il veleno debba essere cacciato dal veleno.
Quando un albero porta frutti ammalati e sgradevoli, viene tagliato vicino al tronco e su questo si innesta un'altra specie di frutto.
L'innesto si unisce al tronco in modo che da questo e dalla radice,
con il suo pollone, si sviluppi un albero buono che rechi frutti sani e piacevoli, secondo la volontà dell'innestatore.
Il Re percorre sei città nel firmamento celeste e fissa la propria dimora nella settima, perchè in questo luogo il palazzo dei re è ornato di tappeti d'oro.
Se ora comprendi quanto dico, allora con questa Chiave hai aperto la prima porta e hai superato l'ostacolo del chiavistello.
Veramente, se non percepisci ancora la luce nelle mie parole, non ci sono occhiali di vetro che ti possano far progredire, né occhi naturali per aiutarti a trovare alla fine ciò che hai mancato all'inizio.
Del resto non parlerò ulteriormente di questa Chiave, come mi ha insegnato Lucio Papirio.
Testo della Prima chiave e note didascaliche.


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Amico mio, sappi che le cose impure e sporche non convengono alla nostra Opera, che non riceverebbe nessun aiuto dalla loro lebbra. Ora, il buono è impedito dall'impuro.
Sappiamo, per certo, che i grani corrotti di un corpo biologico operano un'alterazione sensibile nei processi di qualificazione della materia stessa. Essi agiscono imponendo i cosiddetti scarichi vettoriali, vale a dire, quell'orientamento distorto dai depositi, calcinati che siano - presenti nel cuore fisico-germinativo degli esseri. La natura, sappiamo, possiede una direzione generale, ma infinite variabili che di volta in volta definiscono l'oggetto nella sua spontanea maturazione. Dato un seme in potenza, esso acquisterà la forma conveniente, riverberando i caratteri ambientali in relazione al nucleo germinativo. Lo sperma non è nulla se diretto nel vuoto chimico. E' per noi assenza di vita e negazione di ogni processo.
Ogni mercanzia estratta dalla miniera e posta in vendita vale il suo prezzo, ma se è falsificata diventa impropria. Infatti è alterata con un falso splendore e non è più adatta come prima alla stessa opera.
Il denaro, quindi, non compra l'azione chimica. L'occhio dell'alchimista stima indefettibilmente la qualità del metallo operativo. Ma come si distingue il buono dal falso? Si tratta, come spesso abbiamo ribadito, di un tono misterico - un'intonazione luminescente refrattaria ai punti di corruzione. Tale veggenza per i neofiti è una chimera, per lo studioso accanito dell'Arte, un dato di fatto. Vale la pena ricordare un enigma molto semplice: è un gioco di bambini o almeno un lavoro di donne. Così, molto discretamente, ci informano i Filosofi - e noi non possiamo certo illuderci di contraddirli.
Come il medico con le sue medicine purga e netta l'interno del corpo, da cui caccia il sudiciume, così i nostri corpi devono essere lavati e purgati da ogni impurezza, perché possa essere raggiunta la perfezione nella nostra generazione. I nostri Maestri cercano un corpo puro e senza macchia, che non sia alterato da nessuna sporcizia o dalla mescolanza con altro. L'aggiunta di cose estranee infatti è la lebbra dei nostri metalli.
Il diadema del re sia d'oro puro e la casta fidanzata gli sia unita in matrimonio.
Nozione spesso dimenticata dalla moderna materia medica, prima di ogni intervento farmacologico, il corpo del malato deve essere nettato. Senza questa operazione preliminare si aggiungono guai su guai - dolore al dolore - e non se ne viene a capo. Non parliamo certo di abluzioni igieniche comuni, ma di uno svuotamento interno dal magma metabolico delle materie tossiche, di fatto responsabili della corruzione. Questo atto preliminare vale per tutto. Un muratore, si sarà notato nella vita di ogni giorno, prima di una demolizione, netta con scopa e straccio il campo operativo. Intervento assai curioso, visto che di lì a poco saranno solo calcinacci - ma assolutamente necessario. Così anche nella cura dei nostri malati.
Per cui, se vuoi lavorare con i nostri corpi, prendi l'avido Lupo grigio che dall'esame del nome risulta assoggettato al bellicoso Marte, ma per razza di nascita è figlio del vecchio Saturno, e che nelle valli e nei monti del mondo è in preda alla fame più violenta. Getta a questo Lupo il corpo del Re perché ne riceva il suo nutrimento. Quando avrà divorato il Re, fai un gran fuoco e gettavi il Lupo per consumarlo interamente e allora il Re sarà liberato. Quando questo sarà stato fatto tre volte, allora il Leone avrà trionfato del Lupo, e questi non troverà più nulla da mangiare in quello. Così il nostro corpo è buono per l'inizio della nostra Opera.
E sappi che questa è l'unica via diretta e vera per i nostri corpi che bisogna purgare. Perché il Leone si purifica con il sangue del Lupo e dalla tintura di questo sangue si ricrea meravigliosamente la tintura del Leone, dato che il sangue di entrambi è unito reciprocamente da una certa affinità di parentela.
Qui è la radice della nostra prima chiave. Forza d'attrazione del nostro magnete, ben conosciuta dagli operatori incalliti - è chiamata Lupo. Di invereconda famelicità, tale bestia strappa le vesti ai santi. Più cruenta del fuoco volgare, prepara il campo alle successive operazioni. Il tavolo operatorio, adesso levigato e glaciale, potrà ospitare forze di autentica rivelazione. Ostacolo assai recidivo, tenace - il nostro Lupo però fagocita le impurità che ci interessano. Il Ferro Immortale, il Piombo Ultimo, ne trarranno giovamento.
In tale contesto preferiremmo non andare oltre, poiché l'allegoria ci appare troppo esplicita. Aggiungendo dell'altro oltrepasseremo l'Ordine del Tacere.
Quando il Leone si è saziato, il suo spirito è diventato più forte di prima, gli occhi, equivalenti al Sole, brillano di grande splendore e soprattutto la sua natura interiore è più forte ed è utile per tutto ciò che viene cercato. Quando sarà stato preparato in questo modo, gli verranno rese grazie dai figli dell'uomo tormentati dall'epilessia e dalle più gravi affezioni. Questi dieci uomini lebbrosi lo seguono e desiderano bere il suo sangue e la sua anima, e tutti quelli che sono colpiti dalla malattia gioiscono profondamente nel suo spirito.
Chiunque beve da questa fontana d'oro prova il rinnovamento della propria natura, la soppressione del male, il conforto del sangue, il consolidamento del cuore e la perfetta salute di tutte le parti del corpo, sia internamente che esteriormente. Essa infatti apre i nervi e i pori perché la malattia possa essere scacciata e rimpiazzata tranquillamente dalla salute.
Ora il nostro malato ha visto una luce nel fuoco. Ciò vuol dire che i grani corrotti appaiono gusci vuoti. E' possibile, in questo momento, abbeverarsi alla Fontana d'Oro, anche se il problema non era qui. Bensì, è opportuno ricordare, consisteva nel processo preliminare di purificazione di cui si è discusso. Chi berrà alla Fonte senza tutto ciò, avrà solo acqua volgare e niente più. La Norma dichiara appunto questo. D'altronde, qui come in altre occasioni, vale una regola formale: per il puro niente è impuro.
Ma, amico mio, bada diligentemente che la fontana di vita sia pura e chiara. Nessuna acqua estranea deve essere mescolata alla nostra sorgente, perché non ne derivi un aborto e non nasca il serpente dal pesce salutare. Inoltre, se il nostro corpo è stato dissolto con l'aggiunta di qualche acidità intermedia, fa' che ogni corrosivo sia eliminato. Nessuna acidità è utile per combattere le malattie interne, perchè penetra con violenta distruzione e così genera ancora più malattie. La nostra fontana sia senza veleno, sebbene il veleno debba essere cacciato dal veleno.
Il corpo umano, leggermente alcalino, disprezza l'acidità persistente. I processi occasionali di corrosione avvengono eccezionalmente per espungere dal mesenchima o da qualsivoglia (nel peggiore dei casi) organo funzionale - quei punti di impregnazione tissutale. Luoghi, questi, di ostinato rapprendimento dell'agente tossico. Così vale, di certo, per ogni operazione chimico-fisica. La materia, quindi, tollera l'acidità solo in tali, occasionali, ostinate condizioni. L'affermazione, irrefutabile - sebbene il veleno debba essere cacciato dal veleno, ci inoltra in un motivo classico tradizionale, assai noto agli Alchimisti: l'agente stimolatore deve possedere la stessa natura eziopatologica del soggetto del nostro trattamento. D'altronde, tutto ciò, appare evidente dall'esperienza diretta che dimostra la similitudine inversa tra farmaco e malattia.
Quando un albero porta frutti ammalati e sgradevoli, viene tagliato vicino al tronco e su questo si innesta un'altra specie di frutto. L'innesto si unisce al tronco in modo che da questo e dalla radice, con il suo pollone, si sviluppi un albero buono che rechi frutti sani e piacevoli, secondo la volontà dell'innestatore.
Il Re percorre sei città nel firmamento celeste e fissa la propria dimora nella settima, perché in questo luogo il palazzo dei re è ornato di tappeti d'oro.
Qui tutto ci sembra molto chiaro. Vengono dichiarati i sette metalli. I nostri Transiti Metallurgici ci conducono al definitivo approdo nella Stanza del Re, in modo da permettere che l'esordio della nostra prima chiave riverberi la Radice Ignea.
L'Opera, ora, può avere inizio.
Se ora comprendi quanto dico, allora con questa Chiave hai aperto la prima porta e hai superato l'ostacolo del chiavistello. Veramente, se non percepisci ancora la luce nelle mie parole, non ci sono occhiali di vetro che ti possano far progredire, né occhi naturali per aiutarti a trovare alla fine ciò che hai mancato all'inizio. Del resto non parlerò ulteriormente di questa Chiave, come mi ha insegnato Lucio Papirio.
Ecco, in conclusione, una nuova sollecitazione riguardo la nostra Pietra dei Veggenti. Evento definitivo, ci permetterà di vedere le cose nel modo dovuto. Gli occhi fisici, in fondo, possono poco. Ma gli stessi, svuotati dal carico distorsivo (prodotto del fuoco catabolico), possono, con ragionevole certezza - imporre nitore, chiarezza, lungimiranza - ed infine, la nostra prima veggenza.

La Nostra Prima Veggenza.